LA SOCIAL TAXONOMY COME NUOVA FRONTIERA DEL FATTORE “G”
PREMESSA
La Social Taxonomy rappresenta la nuova frontiera del fattore “G” (Governance) nell’ESG e che senza una governance evoluta, la dimensione “S” resta solo teorica.
Il messaggio chiave è : la governance non è più solo un insieme di regole, ma diventa l’infrastruttura che rende credibili, misurabili e finanziabili gli impatti sociali dell’impresa.
La Social Taxonomy funziona solo se la governance evolve: il fattore G diventa la leva strategica che trasforma il sociale da obbligo formale a vero driver di valore, continuità aziendale e credibilità verso mercato e banche.
L’UE ha costruito un sistema di finanza sostenibile (Green Deal, Tassonomia UE, SFDR, CSRD, CSDDD). Dopo l’ambiente (E), ora il focus si sposta sul Sociale (S). Serve uno strumento per dire cosa è davvero “socialmente sostenibile”, non solo “green”. La Social Taxonomy completa il quadro ESG.
COSA E’ LA SOCIAL TAXONOMY
È un sistema di classificazione che individua attività e investimenti che contribuiscono a:
- lavoro dignitoso (anche lungo la supply chain),
- standard di vita e benessere degli utenti,
- comunità inclusive e sostenibili.
Non si basa su formule scientifiche come la tassonomia ambientale, ma su:
- diritti umani,
- convenzioni OIL,
- principi UE e ONU.
Il problema principale non è la struttura, ma la misurabilità di fenomeni qualitativi (equità, inclusione, diritti, qualità del lavoro).
IL RUOLO CENTRALE DELLA GOVERNANCE
La governance diventa il fattore abilitante:
- senza governance solida → E e S non reggono;
- con governance evoluta → la sostenibilità diventa strategia, non adempimento.
I CdA devono:
- integrare ESG nella strategia,
- adeguare assetti organizzativi e sistemi di controllo,
- includere competenze ESG nel board,
- legare incentivi e KPI agli obiettivi sociali,
- gestire i rischi ESG dentro l’ERM.
Il fattore G è ciò che trasforma la sostenibilità in valore economico e accesso al credito.
Il Quaderno CNDCEC propone un’evoluzione chiara:
- governance non più solo verticistica,
- ma democratica e partecipativa.
Significa:
- ascolto strutturato degli stakeholder,
- coinvolgimento dei lavoratori,
- partecipazione ai processi decisionali.
La Legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori viene vista come primo segnale concreto di questo cambio di paradigma, coerente con CSRD ed ESRS. Un’impresa chiusa e autoreferenziale sarà sempre meno “ESG-compliant”.
ESRS G1: IL PONTE TRA GOVERNANCE E SOCIALE
Lo standard ESRS G1 – Condotta d’impresa è il perno tecnico:
- etica,
- diritti umani,
- anticorruzione,
- fiscalità responsabile,
- relazioni di lavoro,
- tutela dei whistleblower,
- supply chain.
Non è solo reporting: condiziona la possibilità stessa di qualificare un’attività come socialmente sostenibile.
ASSETTI ADEGUATI E RISCHIO ESG
Il principio degli assetti organizzativi adeguati viene riletto in chiave ESG: i rischi ambientali, sociali e di governance sono rischi aziendali veri, incidono su continuità, solvibilità e valore d’impresa.
La mancata gestione ESG non è solo “non compliance”, ma:
- rischio di crisi,
- rischio reputazionale,
- rischio di default,
- rischio di esclusione dal credito.
IMPATTO PER IL CONSULENTE
Per il commercialista si apre un’area ad altissimo valore aggiunto:
- revisione della governance,
- mappatura rischi ESG,
- KPI sociali,
- assetti organizzativi,
- dialogo banca–impresa,
- rendicontazione CSRD/ESRS.